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Tratto da www.corriere.it

Aumentano le prove che la tecnica sia di aiuto in molte malattie, dal mal di schiena al tumore.

Asana, chakra, karma, yoga. Parole fino a poco tempo fa di dominio di un ristretto numero di cultori dell’Oriente e della sua spiritualità, ora stanno diventando di uso comune, perfino in uno dei templi della razionalità occidentale, la medicina.

Comincia, infatti, a essere rilevante il numero di pubblicazioni scientifiche che hanno come oggetto l’antica pratica che, in origine, perseguiva il congiungimento del corpo e della mente con Dio. Ma come giustificare la convivenza tra lo yoga e una medicina sempre più tecnica?

«Semplice, – chiosa Amadio Bianchi, tra i decani della pratica yoga in Italia e presidente del World Movement for Yoga – ciò che è presente sul mercato non risponde alla domanda della popolazione. Noi non siamo soltanto corpo, se ne accorgono i medici come la gente comune. Lo yoga, attraverso un approccio olistico, che integra le componenti psichiche e quelle somatiche, risponde a questa domanda».

Fugge invece dal tentativo di interpretazione sistemica Gilberto Corbellini, docente di storia della medicina all’Università la Sapienza di Roma: «Vi sono persone di cultura umanistica medio-alta con orientamento filosofico ben definito sono soddisfatte dall’uso di queste tecniche, perché non hanno disturbi clinici reali o seri. Vi sono poi coloro che vi ricorrono perché le procedure mediche tradizionali non li riescono a guarire. In questo caso siamo di fronte a un effetto di tipo placebo».

Eppure sta diventando di uso comune estendere anche allo yoga le tecniche di validazione scientifica, per esempio il confronto tra il decorso di una malattia in pazienti sottoposti a sedute di yoga e in altri che svolgono attività di altro tipo, con revisioni degli studi condotti in precedenza. Frequente è l’avvertimento che “ulteriori indagini si rendono necessarie”, ma, in attesa di conferme, le tecniche yoga – spesso svuotate delle connotazioni culturali più profonde – si fanno strada, diventando ora occasione di condivisione dell’esperienza della malattia, ora tecniche simili alla fisioterapia, o psicoterapia che aiuti ad accettare la malattia e a combatterla.

Come nel caso del supporto ai malati di cancro. Un recente articolo pubblicato sul Clinical Journal of Oncology Nursing, la rivista della Società degli infermieri americani impegnati in oncologia, riassume le prove in merito all’impiego dello yoga in questo ambito così delicato. «Come terapia complementare – scrivono gli autori – lo yoga integra la consapevolezza del respiro, il rilassamento, l’esercizio e il supporto sociale: elementi chiave nel miglioramento della qualità di vita dei malati. Lo yoga può aiutare nella gestione di sintomi quali depressione, ansia, insonnia, dolore e sensazione di affaticamento che in oncologia si definisce fatigue».

Anche l’ansia, la depressione e l’ADHD (la sindrome da iperattività e deficit di attenzione), hanno studi che suggeriscono l’ utilità dello yoga; molto più frequenti sono le valutazioni in patologie muscoloscheletriche e articolari. Nel caso del mal di schiena o dell’artrosi, lo stiramento e il rilassamento dei muscoli e il lento piegamento delle giunture sembrano produrre giovamento.

Così come lo yoga sembra utile per migliorare l’equilibrio negli anziani, diventando di fatto uno strumento di prevenzione delle cadute. Alcune «asana», posizioni yoga, sarebbero invece in grado di decomprimere il nervo mediano, dando giovamento contro la perdita di sensibilità, i formicolii o i dolori alle mani presenti nella sindrome del tunnel carpale e nel diabete di tipo 2.

Tuttavia, occorre cautela. «Di fronte a una malattia è necessario l’intervento di un medico e di esami» commenta Arsenio Veicsteinas, ordinario di Fisiologia umana dell’Università di Milano.

Negli ultimi anni, infine, si è aperto un altro capitolo: quello della capacità della meditazione d’influenzare la produzione di neurotrasmettitori e perfino l’espressione genica. Alla Boston University School of Medicine hanno da poco dimostrato che lo yoga stimola la produzione delneurotrasmettitore Gaba, la cui carenza sembra essere connessa con la depressione.

Ricercatori dell’Institute for Mind and Body Medicine del Massachusetts General Hospital hanno invece scoperto che lo yoga – soprattutto attraverso il controllo della respirazione – altera l’espressione di alcuni geni che si attivano in condizioni di stress.

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