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(Adnkronos Salute) – Emergenza stress per i lavoratori italiani ed europei. Un problema che, in tutti i Paesi dell’Unione, colpisce il 10% della popolazione, per un totale di circa 40 milioni di persone (ma il dato è sottostimato) e che rappresenta la prima causa di malattia riferita dai lavoratori.

E non si tratta solo di difficoltà di tipo organizzativo, visto che il 6% della forza lavoro del vecchio continente è stata esposta – nell’arco di 12 mesi – a minacce di violenza fisica, il 4% a violenza da parte di terzi e il 5% a molestie e mobbing. Sono i dati forniti dall’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (Ispesl), che oggi ha presentato a Roma la Conferenza europea sui rischi psicosociali nel lavoro, in programma mercoledì nella capitale.

L’incontro presenta i risultati del progetto internazionale Prima-Ef (Psychosocial Risk Management-European Framework), di cui Ispesl è partner italiano e che in due anni di lavoro ha messo a punto alcune indicazioni e strumenti pratici per aiutare i responsabili della sicurezza sui luoghi di lavoro a prevenire, valutare e gestire il rischio stress. Insegnanti, medici, infermieri, poliziotti sono quelli più vulnerabili.

“Il fenomeno è in crescita – spiega Sergio Iavicoli, direttore del Dipartimento di Medicina del lavoro dell’Ispesl – soprattutto tra le persone che si prendono cura degli altri e che non sono supportate da un’organizzazione del lavoro sufficientemente strutturata per aiutarli. In Italia si registrano, ad esempio, forti disagi fra gli infermieri di cui nel nostro Paese c’è una forte carenza e che spesso sono sottoposti a turni massacranti e a organizzazioni non sempre adeguate”. Ma in generale è sotto pressione, spiegano gli esperti, tutto il personale della sanità, medici compresi, così come quello della scuola. Per quest’ultimo, tra l’altro, l’Ispesl ha in programma progetti di valutazione e gestione dello stress ad hoc.

Ma lo stress dei lavoratori oltre a un costo per la salute – hanno aggiunto esperti italiani e stranieri – ha anche un costo rilevante: ogni anno infatti, secondo le stime dell’European Foundation for the Improvement of Leaving and Working Condition, si spendono circa 20 miliardi di euro per costi sociali e sanitari legati proprio allo stress che, minando la salute dei lavoratori, fa aumentare assenze e incidenti. “Uno studio del nostro Istituto – ha spiegato il commissario straordinario dell’Ispesl, Antonio Moccaldi – ha analizzato 2.500 casi di incidenti mortali. Si è visto che il 60% di questi era legato all’organizzazione del lavoro, all’interno della quale lo stress ha un ruolo importante perché fa ridurre la percezione del pericolo. Non è un caso che alcuni tra i più gravi incidenti nel nostro Paese siano avvenuti il venerdì, giorno della settimana in cui il fattore stress è particolarmente evidente”.

La crisi economica potrebbe anche far esplodere il fenomeno per la maggiore tensione a cui i lavoratori sono sottoposti, con un maggio rischio di perdita del posto di lavoro. Secondo Steven Sauter, dell’Istituto per la sicurezza del lavoro statunitense (Niosh), i costi potrebbero addirittura esplodere. Riferendosi a uno studio su 46 mila persone realizzato negli Usa, Sauter riferisce che ogni lavoratore sottoposto a stress costa circa 600 dollari in più. E l’attuale situazione economica farà crescere del 25% lo stress sui luoghi di lavoro. Moltiplicando i 600 dollari per questo incremento, le cifre diventano esorbitanti.

Il gruppo europeo che ha lavorato al progetto ‘Prima-Ef’, oltre ad analizzare il fenomeno emergente dello stress da lavoro, ha messo a punto alcuni strumenti da fornire a quanti si occupano di sicurezza sul lavoro: aziende, sindacalisti, politici, esperti. In particolare sono state realizzate 10 schede con indicazioni concrete per favorire le buone pratiche. Alcuni Paesi hanno già trovato soluzioni per una diffusione capillare di questi strumenti e saranno presto seguiti dagli altri, Italia compresa. Indicazioni vengono fornite anche sul sito Internet www.prima-ef.org ed è stata realizzata una guida ad hoc con l’Oms. Il convegno, che si è tenuto a Roma il 5 novembre e dedicato alla “gestione dei rischi psicosociali nei luoghi di lavoro, nel contesto italiano ed europeo”, attraverso la presentazione dei principali risultati del progetto europeo rappresenta – nelle intenzioni degli organizzatori – anche un momento di scambio tra esperti del settore a livello nazionale e internazionale e un’occasione di confronto sulle possibili strategie per la valutazione e la gestione dei fattori del rischio stress nei nuovi scenari del mondo del lavoro.

‘Prima-Ef’ è un progetto finanziato dalla Commissione europea all’interno del sesto Programma quadro e si avvale della collaborazione degli istituti per la sicurezza del lavoro italiano, inglese, tedesco, polacco e finlandese, oltre che dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dell’Organizzazione mondiale del lavoro (Oil).

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