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Tratto da www.adnkronos.com

A 78 anni balbettava dalla nascita e aveva un sogno nel cassetto: “Morire ‘fluente'”. Oggi ha 86 anni e vanta una parlantina perfetta, che le permette di litigare come ogni brava suocera con le sue 9 nuore. É una delle 2 mila storie raccolte in 20 anni di esperienza dagli psicoterapeuti Renzo Rocca e Giorgio Stendoro dell’Istituto Rocca-Stendoro di Milano, padri della procedura immaginativa e inventori della tecnica ‘Stendoro Rocca’ per la terapia della balbuzie: un problema che “in tutto il mondo, e anche nel nostro Paese – calcolano i due esperti – colpisce il 2-4% della popolazione”, con oltre un milione e mezzo di casi nella Penisola (dato della Federazione logopedisti italiani).

Ma da 8 a 80 anni guarire si può, è il messaggio di speranza dei due specialisti che questa sera al Nuovo Casinò di Campione d’Italia (Como), in occasione dell’XI Giornata mondiale della balbuzie che si celebra oggi, presenteranno il libro ‘La balbuzie. Una tecnica per sconfiggerla’.

Docenti ordinari della Scuola di specializzazione in psicoterapia con la procedura immaginativa, Rocca e Stendoro vivono tra Campione d’Italia e Naples, in Florida. Alle spalle un primo libro sul tema (‘Vincere la balbuzie’, quattro ristampe dal 2002), dopo il nuovo volume (Armando editore) raccontano in coro i loro successi all’ADNKRONOS SALUTE: “Giovani adulti che avevano rinunciato agli studi per il loro problema, e lavoravano come camionisti o magazzinieri, una volta guariti si sono iscritti all’università e hanno lasciato un lavoro che non li realizzava”. I due esperti partono da una precisazione. “L’origine della balbuzie non affatto psicologica, bensì neurologica. E’ il cervello che, quando il paziente tenta di articolare una parola, determina il blocco totale o parziale della laringe con la chiusura delle corte vocali. Così l’aria non passa” e il flusso verbale si inceppa. Da qui il metodo per bypassare l’ostacolo: “Con speciali esercizi fisiologici si può imparare a ingannare il cervello. In questo modo le corde vocali si aprono, l’aria passa” e la frase riesce senza intoppi. “Bastano 17 incontri in 2 mesi – assicurano Rocca e Stendoro – Si lavora in piccoli gruppi di pazienti addestrati da operatori specializzati e supportati dallo psicoterapeuta”. Sia per superare i problemi di autostima e di relazione che la balbuzie scatena, sia perché “quando si guarisce il cervello deve ‘riprogrammarsi’. Come se ragionasse in una nuova lingua”.

Se è vero che la balbuzie non nasce da una psiche problematica, bensì dal ‘tilt’ dei circuiti neurologici che inviano alle strutture fisiologiche competenti l’impulso alla parola, è vero anche che “balbettare comporta moltissimi disagi. Innanzitutto crolla l’autostima – continuano Rocca e Stendoro – Chi soffre di balbuzie smette di credere in se stesso e sviluppa una fortissima dipendenza dal giudizio degli altri. Ne deriva una tendenza all’isolamento e all’impulsività, all’ansia e all’aggressività. I bambini sviluppano impacci nell’apprendimento e a volte persino nelle capacità motorie – proseguono gli specialisti – Quasi sempre sono ipercoccolati e superprotetti, in famiglia ma anche a scuola dove spesso non vengono neppure interrogati”. Con il risultato che in alcuni casi “la balbuzie diventa un po’ una scelta di comodo. C’è addirittura che non vuole smettere di balbettare per non rinunciare ai ‘privilegi’ della propria condizione. Sono questi i soli pazienti inguaribili”.

Ma non è tutto. “La balbuzie condiziona la vita fin dall’infanzia e influenza le scelte lavorative (ragazzi che vorrebbero andare all’università e non lo fanno perché non potrebbero affrontare gli esami orali), come pure le relazioni affettive”, riflettono gli esperti. “Qualche paziente giovane ci confessa addirittura problemi ‘tecnici’ durante i rapporti sessuali – riferiscono – perché non riuscendo a esprimersi si creano equivoci per esempio sui tempi del piacere”. E non manca chi nelle scelte affettive si accontenta. “Magari chi balbetta sta con un partner solo perché accetta la sua condizione – affermano i due psicoterapeuti – e dopo la guarigione può anche capitare che qualche relazione si rompa”. Accanto alle coppie che scoppiano, però, ci sono anche quelle che sperimentano una seconda luna di miele: “Un nostro paziente 60enne ci ha ringraziato perché, per la prima volta in 40 anni di matrimonio, è riuscito a ordinare il gelato alla moglie”. Parola di Rocca e Stendoro, insomma, lasciandosi alle spalle anni e anni di balbuzie si rinasce e si cambia vita nel bene e nel male.

L’età minima per rivolgersi agli esperti è 8 anni. “Prima i bimbi sarebbero troppo piccoli e non riuscirebbero a seguire correttamente gli esercizi”, argomentano Rocca e Stendoro. Che dal 1989, anno in cui hanno iniziato a proporre la loro terapia, tra i baby-pazienti si sono fatti moltissimi amici. “Ci inviano gli auguri di Natale per dirci che il loro regalo più grande è stata la guarigione”, testimoniano i due specialisti che fra gli attestati di stima per il loro lavoro conservano anche messaggi del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. “Nel lavoro di gruppo i bambini sono straordinari – sorridono gli psicoterapeuti – perché competono e si stimolano a vicenda, hanno lo stesso problema e si fidano senza temere un giudizio”. E basta osservare i disegni dei bimbi balbuzienti e poi guariti per capire cosa prova un paziente, e come cambia la sua vita dopo la terapia. “Abbiamo dedicato alle opere dei nostri bambini una ventina di pagine del nuovo libro, per noi il 13esimo”, puntualizzano Rocca e Stendoro. Armati di pastelli colorati, i piccoli hanno raffigurato su un foglio bianco la loro percezione della balbuzie attuale o passata. Gli esempi sono molti: “C’è un ragazzino che da balbuziente ha disegnato un albero grigio e spoglio, mentre da ex paziente l’ha decorato con foglie e frutti. C’è chi dipinge la balbuzie con un grido che esce dalla bocca come un fuoco. E chi, una volta guarito, si disegna come un angelo azzurro e sorridente”. Gli esperti concludono con un appello alle famiglie. “I genitori non devono colpevolizzarsi perché la balbuzie non è un problema psicologico. Devono prendere coscienza del disturbo dei loro figli e chiedere aiuto”.

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