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Da un’iniziativa WWFRepubblica

Olistic.it - PanoramaDall’Amazzonia alle isole Egadi, dalla mania del golf al Costa Rica, le risposte dell’esperto Roberto Furlani alle domande dei lettori su come rendere le vacanze sostenibili.

ROMA – Le mete migliori, i tour operator più affidabili, i consigli su come partire ed essere certi di pesare il meno possibile su natura e culture del luogo. Ma anche le contraddizioni che il turismo responsabile e sostenibile non riesce comunque a risolvere. L’esperto del Wwf Roberto Furlani risponde alle domande dei nostri lettori nell’ultimo filo diretto prima della pausa estiva.

Come fare ad avere la certezza che un viaggio reclamizzato come “responsabile” lo sia davvero? Esiste un ente certificatore internazionale? E quali sono gli standard previsti?

Sergio Iovine – Purtroppo non esiste un ente internazionale che certifichi un viaggio di turismo responsabile, attuato cioè secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture (vedi definizione completa di turismo responsabile da parte di Aitr-Associazione Italiana Turismo Responsabile, di cui il Wwf è socio fondatore). Gli organizzatori di viaggio riuniti in Aitr hanno definito una serie di criteri che – a breve – dovrebbero costituire il “cuore” della certificazione di viaggi di turismo responsabile proposti da operatori italiani. Sul sito di Aitr può trovare diverse proposte di viaggio che, anche se non “certificate”, sono fortemente ispirate alla Carta del Turismo Responsabile elaborata da Aitr. Il Wwf Italia ha definito otto anni fa la Carta di Qualità del Turismo Responsabile del Wwf adottata poi da sei Tour operator che organizzano diverse proposte di turismo: Campi Avventura e Vacanze Natura e i Viaggi della Biodiversità. Tali proposte sono ovviamente monitorate dal Wwf stesso tramite il suo Ufficio Turismo. Il panorama cambia se invece di turismo responsabile si parla di turismo sostenibile. I due termini vengono spesso usati come sinonimi, anche se, in estrema sintesi, il turismo responsabile presta maggiore attenzione alle popolazioni locali, quello sostenibile alla qualità ambientale. Dal punto di vista del turismo sostenibile da segnalare a livello europeo l’Ecolabel e il progetto Visit, che nasce come coordinamento tra diversi marchi europei. A livello mondiale si sta creando invece il Global Partnership for Sustainable Tourism Criteria (Gstc Partnership) una coalizione di 32 organizzazione, tra cui il Wwf, che sta promuovendo a livello mondiale dei criteri di certificazione che dovrebbero rappresentare i criteri dei marchi già esistenti e operanti.

In linea di principio può esistere un turismo sostenibile in isole piccole e fragili come le Egadi?

Marta – Sì e non è neanche difficile “organizzarlo” in tal senso. Proprio le piccole isole come le Egadi si prestano a sperimentare modelli innovativi di gestione del turismo, adottando politiche di risparmio/efficienza energetica e di produzione di energia da fonti alternative, di razionalizzazione delle risorse idriche, di gestione dei rifiuti (con eliminazione a “monte” degli imballaggi di diverse merci). Si dovrebbe poi avere il coraggio di ricorrere, se necessario, in alcuni periodi, al “numero chiuso”. Oramai le tecnologie ci sono già, basta adottarle. Per avere un’idea di che cosa è stato fatto, può leggere (in inglese) diversi casi di successo descritti nel sito di Sid – Small Island Developing States Network

Capisco che il Wwf è interessato a promuovere le sue iniziative e i suoi servizi, ma per come la vedo io le cose sono due: o turismo sostenibile è un ossimoro oppure è solo un business come tanti altri.

Gm – Accetto la provocazione e concordo con lei: il turismo sostenibile è un ossimoro. Aggiungo: le migliori (dal punto di vista degli impatti ambientali e sociali) vacanze di turismo sostenibile sono quelle fatte a casa propria. Certo, si potrebbe partire, zaino in spalla, a piedi o in bicicletta dalla nostra abitazione, ma comunque gli impatti – seppure più lievi rispetto alle vacanze standard, ci sarebbero lo stesso! Il Wwf stesso, a livello internazionale ritiene che “il turismo sostenibile sia attualmente un’ideale irrealizzabile, considerando anche il contributo significativo dei viaggi aerei al cambiamento climatico. E’ perciò più utile pensare al ‘turismo responsabile’, all’interno del contesto di una più ampia strategia di sviluppo sostenibile. Ossia a un turismo che soddisfa i turisti, mantiene o migliora l’ambiente dei luoghi di destinazione e offre benefici ai residenti…” (tratto dal documento La Missione del Wwf e il Turismo. Il tentativo è quindi di cercare di ridurre il più possibile l’impatto delle nostre vacanze. Sul sito può trovare alcuni nostri suggerimenti.

In Amazzonia

Esiste una tabella sulla sostenibilità comparata degli spostamenti in auto/treno/aereo/nave in base ai chilometri?

Sul sito (in inglese) Climate Friendly, associato al Wwf, può comparare la CO2 prodotto dai viaggi in auto e in aereo. Sino a qualche mese fa sul sito delle Ferrovie dello Stato c’era un ottimo calcolatore comparativo, sostituito ora dalle nuove pagine associate a Econtransit, che valuta l’impatto ambientale delle varie modalità del trasporto merci europeo. Le consiglio di visitare questo sito dove troverà diversi strumenti di suo interesse.

Vivo a Roma e fare la raccolta differenziata è già un’impresa, ma quando vado in vacanza devo rinunciare del tutto. Possibile che località di mare che passano rapidamente da poche centinaia di abitanti a diverse migliaia siano incapaci di organizzare qualcosa di meglio?

Marco Dilani – Sembra incredibile, ma purtroppo è ancora così (almeno in alcuni casi).

Da anni sto cercando di partire con la mia compagna per un viaggio in Amazzonia, ma ho paura dello scempio che potrei trovare e di come potrei involontariamente diventarne complice. Mi può suggerire qualche località o tour operator in grado di offrire una vacanza sostenibile nella regione?

Ignazio – Per quanto riguarda i viaggi organizzati le consiglio due mete proposte dal Wwf in Amazzonia, nell’ambito dei Viaggi della Biodiversità. Si tratta di due proposte del tour operator Viaggi Solidali che rientrano nei criteri della carta di Qualità del Turismo responsabile del Wwf. La prima è in Ecuador, nella Riserva amazzonica di Cuyabeno, la seconda in Brasile: Dal cuore dell’Amazzonia a Bahia: il Brasile autentico delle popolazioni indigene. Può comunque consultare anche il sito di Aitr (Associazione Italiana Turismo Responsabile) dove può trovare diverse proposte di viaggio in Amazzonia. Se invece intende viaggiare da solo può contattare direttamente e soggiornare nella struttura di turismo comunitario Aldeia dos Lagos, che fu costruita come parte di un progetto realizzato dall’Aspac con il supporto tecnico del Wwf ed il finanziamento del governo austriaco. Altri contatti per l’Amazzonia può trovarli nel volume “Vacanze Etiche: Guida a 300 luoghi di turismo responsabile“, ed Einaudi curato nell’edizione originaria da Tourism Concern una delle principali ong che a livello mondiale lavora sulla responsabilità e la sostenibilità del turismo.

Un campo da golf in quota

Ho letto che uno dei paesi più avanzati e sensibili in tema di turismo responsabile è il Costa Rica. E’vero? In cosa si differenzia da altri stati centroamericani o caraibici?

Elena D’Aquino – Anni fa il Costa Rica fece una scelta “contro-corrente”: decise di proteggere il 25-30% circa del suo territorio, istituendo diverse aree protette e promuovendo l’ecoturismo come strumento di sviluppo economico e sociale e di tutela ambientale. I proventi del turismo servono a finanziare la gestione dei parchi del paese. Nato con le migliori intenzioni, il turismo in Costa Rica mostra però – in diversi casi – il suo lato peggiore, scadendo nelle contraddizioni e negli impatti del turismo di massa. Malgrado queste note negative, il Costa Rica rappresenta un buon modello, da perfezionare per gli altri paesi centro-americani, caraibici e non solo per loro.

Sempre più spesso, ovunque vado, all’Italia come all’estero, trovo cartelli e pubblicità di improbabili golf club. E’ sostenibile questa mania? Cosa dice la legge in proposito? Non si può fare nulla per fermare questo sperpero di acqua?

Il golf è una attività ricreativa d’elite in Italia; in altri paesi come il Regno Unito e gli Stati Uniti è più o meno alla portata di tutti. Come detto precedentemente per le piccole isole, esistono ora metodologie e strumenti per minimizzare gli impatti del golf (soprattutto i consumi idrico e energetici, la perdita della biodiversità, l’utilizzo di fertilizzanti e anticrittogamici). Le consiglio di navigare su questo sito in italiano per avere un’idea più approfondita di che cosa si dovrebbe fare per migliorare la situazione.
Rimane di fondo il comportamento miope di diverse pubbliche amministrazioni italiane, tra cui diverse del sud, che vedono nel golf, come nei casinò, gli strumenti di riscatto del turismo italiano, senza considerare che l’immenso patrimonio naturalistico, paesaggistico, architettonico, storico e gastronomico del Bel Paese – unico al mondo – può e deve essere valorizzato in modo più adeguato.

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