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Tratto da www.corriere.it

Al primo posto al mondo per longevità: 82 anni Oltre 36 mila centenari. Il segreto della dieta.

La terra di Matusalemme? Si trova a Oriente, molto a Oriente. E fa rima con choju, «lunga vita». Di recente il Giappone ha annunciato, celebrando la «giornata del rispetto per gli anziani», che nel Sol Levante si trovano ormai 36.276 centenari, la maggior parte dei quali donne. È un record, e le statistiche parlano chiaro: l’arcipelago è al momento al primo posto nel mondo quanto ad aspettativa di vita alla nascita: in media 82 anni (in Italia è poco sotto gli 80).

Qual è il segreto? «La dieta, sicuramente, ma anche l’attitudine mentale, la capacità dei giapponesi di “fondersi” intimamente con l’ambiente naturale», risponde Ornella Civardi, iamatologa e traduttrice (sua la versione italiana dei racconti di Yasunari Kawabata La bellezza sfiorisce presto, Se editore, 2008). E spiega: «È uno strano paradosso che i giapponesi siano i più longevi, perché dal punto di vista culturale hanno una sensibilità molto forte riguardo alla transitorietà dell’esistenza. Per loro la vita è come il fiore di ciliegio: uno splendore di breve durata». Scavando scavando, tuttavia, da questa idea di fragilità del vivere emerge il suo contrario: la consapevolezza – derivata dalla visione buddhista e anche shintoista della condiziona umana – che la precarietà del singolo sia controbilanciata dalla continuità del ciclo naturale. «Ma, come si percepisce nei testi dello scrittore Kawabata – afferma ancora Ornella Civardi – il rapporto tra dieta, stile di vita e longevità alla fine appare congruente: perché in qualche modo è connesso al rapporto forte dei giapponesi con l’ambiente».

Cerchiamo dunque di indagare i segreti della longevità nipponica, con la coscienza che da decenni fior di studiosi in tutto il mondo stanno cercando, finora invano, di «estrarre» l’elisir capace di riprodurre gli stessi risultati anche in Occidente. Il centro di questi studi è a Okinawa. La ragione di tutto ciò è semplice. Se il Giappone è al primo posto nel mondo quanto a centenari, il record nazionale è appannaggio proprio degli abitanti della piccola isola nel Pacifico: il 15% per cento dei giapponesi con più di cento anni sulle spalle vive proprio lì, mentre ciascun neonato, al momento in cui lascia il grembo materno, può sperare di vivere 86 anni (se donna) o 78 (se uomo), sempre se la sua residenza è sul fazzoletto di terra nel Pacifico. Secondo gli esperti dell’Okinawa Research Center for Longevity Science questo miracolo è dovuto soprattutto alle abitudini alimentari: semivegetariane e comunque povere di grassi animali.

Tre di questi ricercatori, Bradley J. Willcox, suo fratello Craig e Makoto Suzuki, hanno raccolto in un libro i risultati del loro lavoro: The Okinawa Diet Plan (Okinawa l’Isola dei Centenari, Sperling&Kupfer, 2008). Che può essere riassunto in tre slogan: kuten gwa («piccole porzioni»), hara hachi bu («alzarsi da tavola quando non si è del tutto sazi») e nuchi gusui («nutrirsi come se il cibo avesse proprietà medicinali»). E tanti consigli alimentari: mangiare a volontà tè, cetrioli, insalata, arance, mele, zucchine, yogurt magri e alghe. In quantità moderata banane, patate, pesce, riso, pasta, legumi e pollame. In quantità ridotta pesce grasso, pane, carne rossa magra, frutta secca, pizza, gelati. E possibilmente quasi mai biscotti, noci, cioccolato, burro e olio. «Soprattutto attenti ai grassi – ci dice Bradley J. Willcox, uno degli autori del bestseller che illustra come nutrirsi secondo la tradizione dell’isola giapponese -. La dieta di Okinawa, nel complesso, non è molto differente da quella mediterranea: moltissima verdura, frutta e carboidrati.

Certo, ci sono differenze nel tipo di alimenti: Okinawa è un’isola tropicale e lì i prodotti della terra hanno una qualità e un gusto unici. Ma i grassi dal pesce e dalla carne sono più o meno simili: molti omega-3 (acidi grassi considerati essenziali per la protezione dalle patologie cardiovascolari, ndr), calcio, magnesio e fosforo. Poco sale». Tuttavia, è il Giappone ad avere il record di ultracentenari, e non l’Italia. Come mai? «Be’ – risponde Willcox, che è anche direttore dell’Istituto di geriatria del Pacific Health Research Institute di Honolulu – intanto conta la quantità: in Giappone la gente è abituata a mangiare in maniera frugale, da sempre. Mangiare poco, senza esagerare: i nutrienti devono raggiungere lo standard minimo ogni giorno – è la ricetta per stare bene. Poi ci sono alcuni cibi che mi sentirei di sconsigliare». Il dottor Willcox cita in primo luogo il pane. «Sarebbe meglio mangiarne meno. Se proprio piace, allora è meglio quello integrale».

Gli italiani hanno comunque ottime abitudine alimentari. Perché non vivono a lungo come i giapponesi? Forse per raggiungerli basterebbe poco. Abituarsi a consumare alimenti come la soia. Sostituire il burro con le nuove margarine, in grado di abbattere il colesterolo cattivo. Bere latte soltanto se scremato. E soprattutto cercare di condurre una vita meno sedentaria. A Okinawa non esistono persone “grasse”: sono tutti snelli e attivi fisicamente». È questo lo stile di vita di Tomoji Tanabe, 113 anni, l’uomo più vecchio del Giappone e del mondo. Tanabe, che vive ancora nella stessa città – Miyakonojo, nella prefettura meridionale di Miyazaki – dove nacque il 18 settembre del 1895, l’anno in cui il Giappone in piena rivoluzione modernista sconfisse la Cina imperiale dell’ultima dinastia mancese, si è mostrato in forma nei giorni scorsi alla folla di familiari, amici e giornalisti giunti in visita per festeggiare il suo compleanno. «Non ho ancora voglia di morire », ha scherzato l’arzillo vecchietto che ama il latte, di cui beve ogni giorno un bicchiere – alle tre del pomeriggio, non un minuto prima, non un minuto dopo – e, a chi gli chiede il segreto della sua lunga vita, risponde pacifico che è meglio «evitare alcol e fumo».

Una ricetta semplice. Che sia davvero questo il segreto, l’elisir per una choju, una lunga vita?

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